In breve
Capri è un paese della provincia di Napoli, a 142 metri sul livello del mare. Ci sono 23 cose da vedere, fra cui Villa Jovis, Villa Lysis e Villa Certosella. Il periodo migliore per andarci è la primavera o l’estate.
La tua giornata a Capri
sabato 24 ottobre, partendo da Napoli: il meteo e gli orari di quel giorno. Cambia città, data o mezzo e si riscrive.
⛈️ Temporale, 18,2–20,6 °C · 65% di pioggia
- • A Capri si arriva in traghetto: la giornata ora per ora la decidono gli orari delle traversate, che trovi sui siti delle compagnie di navigazione.
- • Intanto, cosa vedere, dove mangiare e i sentieri di Capri sono qui sotto, nelle sezioni della pagina.
Capri sulla mappa
I luoghi delle schede di questa pagina e i sentieri qui intorno. Tocca un punto o una linea per aprire la sua scheda.
- Da vedere
- Dove mangiare
- Parcheggi
- Sentiero CAI 393
- Via Krupp
- Sentiero CAI 390
- Anginola
- Sentiero CAI 395
Galleria
Foto di Eric Salard · CC BY-SA 2.0
Foto di Berthold Werner · CC BY-SA 3.0
Foto di Abxbay · CC BY-SA 4.0
Foto di Eric Salard · CC BY-SA 2.0
Capri è un comune italiano di 6 683 abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania. È uno dei due comuni (insieme ad Anacapri) nei quali si divide amministrativamente l'isola di Capri.
Lo storico e geografo greco Strabone nella sua Geografia, riteneva che Capri (toponimo presumibilmente derivante dal termine latino capreae) fosse stata un tempo unita alla terraferma. Questa sua ipotesi è stata poi confermata sia dall'analogia geologica che lega l'isola alla penisola sorrentina sia da alcune scoperte archeologiche.
La colonizzazione greca di Capri affonda le sue origini nella leggenda. A partire dall'VIII secolo a.C., i Greci cominciarono a percorrere tutto il Golfo di Napoli e, secondo Livio (8, 22, 5-6), si insediarono inizialmente sull'isola d'Ischia e, sulla terraferma, a Cuma; solo più tardi giunsero a Capri.
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA 4.0
Cosa vedere a Capri
23 posti, qui e nei dintorni
Villa Jovis
museo
Situata a picco sul mare, su un promontorio orientale dell’isola di Capri, la Villa è il complesso più grande e sontuoso tra le antiche dimore di Tiberio che – come narrava Tacito - sembra fossero dodici. Gli scavi eseguiti nel 1935 hanno portato alla luce un vasto edificio, che gravita intorno ad un grande quadrilatero centrale in cui sono collocate cisterne. Si accede al palazzo attraverso rampe che salgono al cosiddetto viale dei mirti e terminano in un vestibolo, che precede un atrio tetrastilo con quattro basi di marmo bianco, su cui si ergevano quattro colonne di marmo cipollino. Gli ambienti adiacenti servivano per il corpo di guardia. Un ampio corridoio con il pavimento a mosaico bianco conduce ad un secondo vestibolo, dal quale si passa, ad Est, al piano superiore occupato dal bagno e dagli alloggi. L’impianto destinato a bagno, che si estende lungo tutto il lato del palazzo, è composto da una serie di cinque ambienti paralleli al corridoio; nel calidarium (per bagni con acqua calda) vi sono due absidi, una con la vasca, un’altra con il bacino di bronzo per le abluzioni. Il lato Ovest aveva una costruzione a più piani per la servitù, con stanze uguali disposte lungo un corridoio. Il quartiere della residenza imperiale, invece, al quale si accede attraverso una rampa, è composto da una grande aula a emiciclo e da stanze minori; mentre l’alloggio privato per l’imperatore, situato sull’estremo picco del monte ed affacciato a Nord verso l’interno dell’isola e ad Ovest sul mare, appartato da tutto il resto del palazzo, era formato da tre sale: un vestibolo di ingresso, con una terrazza a tettoia antistante, e due stanze con spaziose finestre e pavimenti di tarsie marmoree policrome.
lun chiuso · mar–dom 10:00–17:00
Certosa di San Giacomo
museo
Edificata tra il 1371 ed il 1374 da Giacomo Arcucci, Gran Camerario della regina Giovanna I d’Angiò, rappresenta la più importante testimonianza architettonica sull’isola di epoca angioina. Incendiata e saccheggiata dai pirati turchi durante il secolo XVI, fu ristrutturata ed ampliata nel XVII secolo. In seguito all’espulsione dei Certosini (1808), divenne ospizio per invalidi di guerra e poi carcere. La gestione militare, durante tutto il XIX secolo, recò al complesso monumentale numerosi danni: distruzione di affreschi, imbiancamento di pareti, sostituzioni di porte e marmi, coperture in muratura per le colonne del chiostro e deturpazione del campanile. Durante la Prima Guerra Mondiale la Certosa fu utilizzata come quartiere del XIX reggimento di fanteria, distaccato nell’isola per la sua difesa. Nel periodo compreso tra le due guerre si sentì l’esigenza di restituire alla Certosa un’antica dignità, adibendola a centro culturale abilitato ad accogliere manifestazioni legate al turismo, all’arte e alla cultura. Nel 1921 il sindaco Edwin Cerio proponeva la realizzazione di un itinerario archeologico dell’isola, con la sistemazione di un orto botanico nelle aree a verde della Certosa per la conservazione della flora locale. Nuova linfa per il complesso certosino fu data grazie ai lavori di restauro condotti dal Soprintendente all’Arte Medioevale e Moderna della Campania, Gino Chierici, a partire dal 1926. Durante il periodo fascista il chiostro grande divenne la sede di manifestazioni atletiche, ginniche e adunate. Nella primavera del 1932 gli artisti futuristi (Marinetti, Depero, Prampolini, Castello, Cangiullo, Benedetta, Pettoruti) desideravano fare della Certosa di San Giacomo l’“Artopoli” d’Italia, sede di laboratori d’arte ed esposizioni. Nel 1936 la Certosa fu concessa ai Canonici regolari di Sant’Agostino del SS.mo Salvatore Lateranense, che istituirono una scuola ginnasiale e media per i giovani isolani nelle celle del chiostro grande e crearono una biblioteca con un fondo di oltre tremila volumi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le truppe americane occuparono la Certosa, destinandola a casa di riposo e di svago per aviatori. Nel 1961 i religiosi abbandonarono la Certosa che, da quel momento, cadde nella più assoluta incuria. Gli anni ‘70 diedero luogo ad un nuovo interesse per il complesso certosino grazie all’intervento del soprintendente Raffaello Causa che, nel 1974, volle istituire il Museo Diefenbach, dedicato al pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach (Hadamar 1851 - Capri 1913). Come tutte le certose, si suddivide in due blocchi essenziali: la “casa alta” (chiesa, refettorio, chiostri, sala del capitolo, appartamento del priore), il regno del silenzio, della preghiera e della rigorosa clausura, e la “casa bassa” che include luoghi di lavoro (magazzini, cucine, cellai e locali per la lavorazione di prodotti agricoli).MUSEO DIEFENBACHRiformista, pacifista, libero pensatore, simbolista, adoratore del sole, teosofo, il pittore tedesco Diefenbach fu molto criticato per il suo stile di vita secondo natura. Seguendo i principi fondamentali della Lebensreform (Riforma della vita), decise di abbandonare ogni lusso, scelse di indossare una lunga tunica bianca e sandali ai piedi e cominciò a predicare in pubblico la pace, l’amore, la fratellanza universale, il ritorno alla natura, in pieno contrasto con la società tedesca di Età Guglielmina, tesa all’industrializzazione e al riarmo. Il Maestro fu un personaggio sui generis per il suo modo di intendere ed affrontare la vita, per l’essere contro e fuori dalle regole. Egli ritrasse il paesaggio di Capri dagli scorci più panoramici, scoperti durante le sue frequenti passeggiate a Marina Piccola, all’Arco Naturale, al Pizzolungo, al Monte Solaro, a Tragara, rappresentando una natura “eterna, maestosa, immobile, inclemente, della quale l’individuo non può che farsi compartecipe”, in un’atmosfera ricca di contrasti luminosi.MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALEDal 26 luglio 2024 la Certosa ospita il Museo archeologico nazionale, a cura di Massimo Osanna, Direttore generale Musei, e di Carmela Capaldi dell’Università di Napoli Federico II, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento. Cuore dell’esposizione i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del Museo archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito inoltre da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti perlopiù da area campana. Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Il percorso si conclude con le sculture della Grotta Azzurra, in una suggestiva ambientazione con giochi di luce e un raffinato commento sonoro. Approfondimenti: sezioni e collezioni
lun chiuso · mar–dom 10:00–18:00
Villa Lysis
villa
Villa Certosella
villa
Villa Solitaria
villa
Museo del centro caprense Ignazio Cerio
museo
Il Museo è situato all’interno dello storico Palazzo Cerio, costruito nel 1372 dal conte Giacomo Arcucci segretario della regina Giovanna I d’Angiò, primo signore di Capri fra il 1371 e il 1374. Faceva parte del complesso dei conti Arcucci noto nel Medioevo come "Case Grandi" che comprendeva il Palazzo Farace e il Palazzo Vanalesti. Il Museo trae la sua origine dall’attività instancabile del Dott. Ignazio Cerio. Nato a Giulianova d’Abruzzo nel 1840, Ignazio Cerio amò profondamente l’isola tanto da risiedervi stabilmente fin dal 1868 e vi rimase fino alla morte avvenuta nel 1921. Medico condotto sull’isola, quest’uomo eclettico, appassionato di preistoria e di scienze naturali, per più di cinquant’anni collezionò conchiglie, fossili, rocce, piante e reperti archeologici provenienti da Capri e da altre parti del mondo, promuovendo studi scientifici e intrattenendo rapporti con i più noti studiosi del tempo. Costituì il Museo come un museo di famiglia a partire dalla seconda metà del XIX secolo, ma fu formalmente istituito come museo pubblico con la nascita del centro Caprense Ignazio Cerio nel 1949. Il Museo è composto di quattro sale: La sala geo-paleontologica offre l’opportunità di comprendere le principali tappe dell’evoluzione geologica di Capri, da quando, circa 190 milioni di anni fa, l’isola era parte di una piattaforma carbonatica sommersa. È possibile osservare gli organismi fossili rinvenibili nelle sue rocce ed è esposta la fauna di grandi mammiferi portati alla luce durante i lavori di scavo dell’Hotel Quisisana (1905) del Pleistocene medio (circa 300.000 anni fa) e quella insulare testimoniata dal Cervus tyrrhenicus del Pleistocene superiore (circa 75.000 anni fa) ritrovata alla Grotta delle Felci, alla Grotta Vascio ’o Funno e alla Certosa. Oltre al materiale raccolto da Ignazio Cerio, nuovo materiale è stato aggiunto nel 2000 per completare l’allestimento della sala. Nella sala paletnologica sono esposti reperti relativi alle più antiche scoperte effettuate dal Cerio sull’isola. È possibile ammirare i manufatti lasciatici dai primi abitanti del territorio di Capri e ritrovati al Quisisana e a Grotta delle Felci, nonché tracce di un atelier di taglio dell’ossidiana, che testimonia la partecipazione dell’isola in un circuito commerciale florido, rinvenute in località Le Parate. La sala di archeologia classica espone con criterio tipologico e cronologico reperti di età classica greca e romana (IV secolo a.C. - II secolo d.C.) delle collezioni Benner-Pagano e Cerio provenienti da varie località isolane, in massima parte corredo di sepolture e delle ville imperiali di Capri. La sala di Biologia conserva numerosi organismi animali, marini e terrestri, provenienti dall’Isola di Capri. Si possono ammirare oltre alla famosa Lucertola azzurra dei Faraglioni, conchiglie marine rarissime o scomparse, coralli ormai introvabili nel mare di Capri e tantissime altre specie animali e vegetali sia marine che terrestri. Info orario: da marzo a ottobre dal martedì al sabato dalle 11:00 alle 16:00. Domenica, Lunedì e festivi chiuso; da novembre a febbraio dal martedì al sabato dalle 11:00 alle 14:00. Domenica, Lunedì e festivi chiuso
lun chiuso · mar–sab 11:00–16:00 · dom chiuso
Villa Monacone
villa
Museo archeologico nazionale di Capri
museo
Edificata tra il 1371 ed il 1374 da Giacomo Arcucci, Gran Camerario della regina Giovanna I d’Angiò, rappresenta la più importante testimonianza architettonica sull’isola di epoca angioina. Incendiata e saccheggiata dai pirati turchi durante il secolo XVI, fu ristrutturata ed ampliata nel XVII secolo. In seguito all’espulsione dei Certosini (1808), divenne ospizio per invalidi di guerra e poi carcere. La gestione militare, durante tutto il XIX secolo, recò al complesso monumentale numerosi danni: distruzione di affreschi, imbiancamento di pareti, sostituzioni di porte e marmi, coperture in muratura per le colonne del chiostro e deturpazione del campanile. Durante la Prima Guerra Mondiale la Certosa fu utilizzata come quartiere del XIX reggimento di fanteria, distaccato nell’isola per la sua difesa. Nel periodo compreso tra le due guerre si sentì l’esigenza di restituire alla Certosa un’antica dignità, adibendola a centro culturale abilitato ad accogliere manifestazioni legate al turismo, all’arte e alla cultura. Nel 1921 il sindaco Edwin Cerio proponeva la realizzazione di un itinerario archeologico dell’isola, con la sistemazione di un orto botanico nelle aree a verde della Certosa per la conservazione della flora locale. Nuova linfa per il complesso certosino fu data grazie ai lavori di restauro condotti dal Soprintendente all’Arte Medioevale e Moderna della Campania, Gino Chierici, a partire dal 1926. Durante il periodo fascista il chiostro grande divenne la sede di manifestazioni atletiche, ginniche e adunate. Nella primavera del 1932 gli artisti futuristi (Marinetti, Depero, Prampolini, Castello, Cangiullo, Benedetta, Pettoruti) desideravano fare della Certosa di San Giacomo l’“Artopoli” d’Italia, sede di laboratori d’arte ed esposizioni. Nel 1936 la Certosa fu concessa ai Canonici regolari di Sant’Agostino del SS.mo Salvatore Lateranense, che istituirono una scuola ginnasiale e media per i giovani isolani nelle celle del chiostro grande e crearono una biblioteca con un fondo di oltre tremila volumi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le truppe americane occuparono la Certosa, destinandola a casa di riposo e di svago per aviatori. Nel 1961 i religiosi abbandonarono la Certosa che, da quel momento, cadde nella più assoluta incuria. Gli anni ‘70 diedero luogo ad un nuovo interesse per il complesso certosino grazie all’intervento del soprintendente Raffaello Causa che, nel 1974, volle istituire il Museo Diefenbach, dedicato al pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach (Hadamar 1851 - Capri 1913). Come tutte le certose, si suddivide in due blocchi essenziali: la “casa alta” (chiesa, refettorio, chiostri, sala del capitolo, appartamento del priore), il regno del silenzio, della preghiera e della rigorosa clausura, e la “casa bassa” che include luoghi di lavoro (magazzini, cucine, cellai e locali per la lavorazione di prodotti agricoli).MUSEO DIEFENBACHRiformista, pacifista, libero pensatore, simbolista, adoratore del sole, teosofo, il pittore tedesco Diefenbach fu molto criticato per il suo stile di vita secondo natura. Seguendo i principi fondamentali della Lebensreform (Riforma della vita), decise di abbandonare ogni lusso, scelse di indossare una lunga tunica bianca e sandali ai piedi e cominciò a predicare in pubblico la pace, l’amore, la fratellanza universale, il ritorno alla natura, in pieno contrasto con la società tedesca di Età Guglielmina, tesa all’industrializzazione e al riarmo. Il Maestro fu un personaggio sui generis per il suo modo di intendere ed affrontare la vita, per l’essere contro e fuori dalle regole. Egli ritrasse il paesaggio di Capri dagli scorci più panoramici, scoperti durante le sue frequenti passeggiate a Marina Piccola, all’Arco Naturale, al Pizzolungo, al Monte Solaro, a Tragara, rappresentando una natura “eterna, maestosa, immobile, inclemente, della quale l’individuo non può che farsi compartecipe”, in un’atmosfera ricca di contrasti luminosi.MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALEDal 26 luglio 2024 la Certosa ospita il Museo archeologico nazionale, a cura di Massimo Osanna, Direttore generale Musei, e di Carmela Capaldi dell’Università di Napoli Federico II, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento. Cuore dell’esposizione i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del Museo archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito inoltre da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti perlopiù da area campana. Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Il percorso si conclude con le sculture della Grotta Azzurra, in una suggestiva ambientazione con giochi di luce e un raffinato commento sonoro. Approfondimenti: sezioni e collezioni
lun chiuso · mar–dom 10:00–18:00
Castello del Monte Castiglione
castello
Villa Allers
villa
E ce ne sono altri 13 qui intorno
Alcune descrizioni sono di Wikipedia, licenza CC BY-SA 4.0
Dove mangiare a Capri
32 ristoranti e trattorie locali
Nei dintorni
Orari e valutazioni nei paesi cambiano spesso: meglio una telefonata prima di partire.
Dove parcheggiare a Capri
7 parcheggi nei dintorni
Meteo a Capri
Previsioni a 7 giorni, per decidere quando andareAggiornate il 21 ottobre alle 16:29
Porta l’ombrello
Nel weekend può piovere. Se la pioggia è probabile proprio il giorno della gita, la giornata qui sopra toglie il sentiero e sposta il pomeriggio al chiuso, dove c’è un posto per farlo.
Mer
21 ott
Temporale
Gio
22 ott
Parzialmente nuvoloso
Ven
23 ott
Parzialmente nuvoloso
Sab
24 ott
Temporale
Dom
25 ott
Acquazzoni
Lun
26 ott
Parzialmente nuvoloso
Mar
27 ott
Parzialmente nuvoloso
Sentieri qui intorno
Sentiero CAI 393
Lunghezza: 2,6 km
Via Krupp
Lunghezza: 1,1 km
Sentiero CAI 390
Anginola
Lunghezza: 1 km
Sentiero CAI 395
Cosa succede in paese
Festa patronale: san Costanzo
ogni anno
Paesi vicini a Capri
Natura nei dintorni
Parchi, laghi, terme e cascate a meno di 25 km da Capri.
Domande frequenti su Capri
- Cosa vedere a Capri?
- Ci sono 23 cose da vedere. Le principali sono Villa Jovis, Villa Lysis, Villa Certosella, Villa Solitaria, Museo del centro caprense Ignazio Cerio e Villa Monacone.
- Dove mangiare a Capri?
- Ci sono 32 posti per pranzo o cena, fra cui Caffè Augusto, Pulalli e Capri's Ristorante.
- Dove parcheggiare a Capri?
- Nei dintorni ci sono 7 parcheggi.
- Quando andare a Capri?
- Il periodo migliore è la primavera o l’estate. La festa patronale cade il 14 maggio (san Costanzo); in paese spesso si festeggia la domenica più vicina.
Il prossimo paese te lo trova Fuoriporta.
Di’ da dove parti e la giornata arriva già pronta.
Portami fuori porta